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La misericordia è “per sempre” il secondo nome dell’amore

LC 6,27-38: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Commento al Vangelo

A CURA DI DON VENANZIO FLORIANO

LA MISERICORDIA, IL SUPREMO ATTRIBUTO DELL’AMORE (LC 6,27-38)

– Il vero esempio da imitare è quello di Cristo. Tutto il vangelo di Luca trova la sua sintesi nello slogan: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (v 36). Il messaggio di Gesù è paradossale, perché nella storia la misericordia è sempre stata considerata una debolezza.

Adesso, come allora, ci toccherà sempre combattere contro una mentalità che esalta la violenza verbale e attiva come la virtù dell’uomo. È una cultura che si tramanda nei secoli: per Platone la misericordia è una debolezza; nella “Morale” di Aristotile la misericordia non è una virtù ma una mancanza che si può scusare solo negli anziani e nei fanciulli; per gli stoici è la malattia dell’anima, e l’uomo maturo deve saper dominare con la ragione queste manifestazioni di affettività; addirittura la compassione è considerata un vizio. Solo Seneca riconoscerà la misericordia come l’atteggiamento del saggio: «Viri boni esse misereri».

1) Invece, san Giovanni Paolo II ha affermato con chiarezza che la misericordia è il secondo nome dell’amore. È il suo nome proprio. Non esiste amore senza misericordia, di conseguenza non esiste giustizia senza amore. La misericordia è la forma assunta dall’Amore per affrancare l’uomo dal peccato, dalla sofferenza e dalla morte, i tre mali introdotti nel mondo dal peccato commesso agli inizi della storia dell’umanità.
Dio non poteva rassegnarsi alla miseria delle sue creature, fatte tutte “a sua immagine e somiglianza” (cf Gen 1,27). L’Amore trinitario decise di mandare a noi suo Figlio per farsi carico della nostra situazione. Paolo afferma che «Cristo si è fatto peccato» (cf 2Cor 5,21); per questo si è fatto nostro compagno di viaggio per condividere la situazione di morte provocata dai nostri peccati, sanarla mediante la sua sofferenza espiatrice.

2) Quindi la misericordia riconosce la presenza del male; ma la scelta non è più quella di “gettare in fondo al mare il peccatore” (cf Es 14,26-27), ma i nostri peccati, come annuncia già il profeta Michea: «Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati» (7,19). Per questo Gesù con il suo esempio e l’offerta della vita, ci ha detto che bisogna odiare il male ma amare colui che lo commette.
Il misericordioso rifiuta di giudicare la persona colpevole; anzi ne condivide la pena per espiarla con Cristo, che si è fatto peccato per riparare i nostri peccati con la sua offerta.

3) Pare una strada difficile da percorrere? Se Gesù l’ha percorsa fino alla morte in croce, in lui avremo anche noi la forza di percorrerla. Oggi è più che mai urgente inserirci in questo rinnovato cammino di misericordia; quindi, come Cristo, impegnarci ad amare i nostri nemici, anche quelli che ci odiano;

  • amare la persona antipatica, la persona arrogante; 
  • rispondere con il bene al male; come Paolo: «Benedite e non maledite» (Rm 12,14). In tal modo si estirpa la mala pianta della critica e della calunnia. È meglio sbagliare nel pensare bene, che sbagliare nel pensare male.
  • agire gratuitamente, senza l’esigenza del contraccambio, contenti della ricompensa che Dio ci darà;
  • come Gesù sulla croce, saper sempre a scusare per poter perdonare: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34).

4) Il tutto si riassume nella “regola d’oro” che Gesù, rispetto ai nostri padri del VT, propone in modo positivo.

  • Era detto: «Non fare a nessuno ciò che non piace a te» (Tb 14,4);
  • Gesù dice: «E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro» (v 31).

Dove sta la novità? È il passaggio dalla formulazione negativa in Tobia a quella positiva in Gesù. La negativa rispettava la legge del pari e patta; la positiva attesta l’iniziativa come vera modalità dell’amore. Gesù ci invita a fare sempre per primi il passo dell’amore, della riconciliazione e del perdono, così che la ricompensa sia «una misura buona, pigiata, colma e traboccante» (v 38).

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XXVII domenica del Tempo Ordinario

XXVII domenica del Tempo Ordinario

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.

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XXVI domenica del Tempo Ordinario

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In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.

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XXV domenica del Tempo Ordinario

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In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.

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XXIV domenica del Tempo Ordinario

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In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.

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Quattordicesima domenica del Tempo Ordinario

Quattordicesima domenica del Tempo Ordinario

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
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Decima domenica del Tempo Ordinario

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In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.

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Nona domenica del Tempo Ordinario

Nona domenica del Tempo Ordinario

Quando ebbe terminato di rivolgere tutte queste parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafarnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro giunti da Gesù lo pregavano con insistenza: «Egli merita che tu gli faccia questa grazia, dicevano, perché ama il nostro popolo, ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro.

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Sesta domenica del Tempo Ordinario

Sesta domenica del Tempo Ordinario

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone.Ed egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete.

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Quinta domenica del Tempo Ordinario

Quinta domenica del Tempo Ordinario

Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano.

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Quarta domenica del Tempo Ordinario

Quarta domenica del Tempo Ordinario

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”».

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