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Le sublimi preferenze di Dio

Lc 18,9-14: Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

Commento al Vangelo

A CURA DI DON VENANZIO FLORIANO

LE PRIORITÀ DI DIO (Lc 18,9-14)

Luca afferma che nel cuore di Dio ci sono priorità, che possiamo anche chiamare “preferenze”: riversa con pienezza il suo amore sugli umili di cuore, di conseguenza sui peccatori per conquistarli al suo amore.

1) L’umiltà conquista il cuore di Dio. Il pubblicano, che si batte il petto al fondo del tempio, preme sul cuore di Dio in modo ineffabile; il figlio che lascia la casa paterna e poi vi ritorna, è abbracciato dal padre senza richiedere l’elenco delle sue colpe (cf Lc 15,20-24).
Affermava san Giovanni Paolo II: «La nostra grande dignità sta nel dire con umiltà: “Padre, ho peccato”»; importante perché accogliamo nella verità del cuore quello che Gesù disse: «Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9,13).
È commovente la scelta di Dio! Se ti consideri giusto, Gesù non è venuto per te; e se persisti con cocciutaggine nella convinzione di essere giusto, rifiuti Gesù che ti è venuto a salvare. È questa la gretta superbia dell’uomo contemporaneo; in questo modo rifiuta la salvezza.
La gravità della posizione del fariseo non sta nel nutrito elenco di cose che snocciola (non era bugiardo!), ma nel fatto di “non riconoscersi peccatore”; o almeno di non saper ammettere che anche in lui c’era la debolezza del peccare; dal trono fasullo della sua giustizia, si sentiva autorizzato a condannare il povero uomo che al fondo del tempio si batteva sinceramente il petto.
Ma la sua superbia aveva un aspetto ancor più grave: se la scelta di Dio, vita natural durante, è la misericordia – il che significa che Dio farà di tutto per salvare tutti – il fariseo, con il suo giudizio, si poneva contro tale decisione. Presunzione diabolica!

Il pubblicano è il modello dell’uomo di fede
2) Allora, che cosa significa “riconoscersi peccatori”? Per comprenderlo, riflettiamo bene su questo slogan: «Non siamo peccatori perché commettiamo peccati, ma commettiamo peccati perché siamo peccatori». Allora, “essere peccatori” significa:

  • riconoscere che vi è in noi una debolezza che ci porta facilmente a peccare, anche se in questo momento possiamo non avere peccati. Tale convinzione impedisce il “condannare”, anzi ci stimola a pregare perché tutti facciano l’esperienza della misericordia di Dio;
  • in secondo luogo riconoscere sempre il nostro peccato, senza mai farlo diventare un bene. Il dramma dell’uomo contemporaneo è la convinta presunzione di non aver nulla da farsi perdonare; di conseguenza non sente più il bisogno di Dio. Gesù la denuncia con un nome: peccato contro lo Spirito Santo, che non può essere perdonato a causa dell’uomo stesso (cf Mt 12,32; Mc 3,28-29).

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XXIX domenica del Tempo Ordinario

XXIX domenica del Tempo Ordinario

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.

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XXVIII domenica del Tempo Ordinario

XXVIII domenica del Tempo Ordinario

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.

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XXVII domenica del Tempo Ordinario

XXVII domenica del Tempo Ordinario

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.

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XXVI domenica del Tempo Ordinario

XXVI domenica del Tempo Ordinario

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.

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XXV domenica del Tempo Ordinario

XXV domenica del Tempo Ordinario

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.

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XXIV domenica del Tempo Ordinario

XXIV domenica del Tempo Ordinario

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.

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Quattordicesima domenica del Tempo Ordinario

Quattordicesima domenica del Tempo Ordinario

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.

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Decima domenica del Tempo Ordinario

Decima domenica del Tempo Ordinario

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.

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Nona domenica del Tempo Ordinario

Nona domenica del Tempo Ordinario

Quando ebbe terminato di rivolgere tutte queste parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafarnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro giunti da Gesù lo pregavano con insistenza: «Egli merita che tu gli faccia questa grazia, dicevano, perché ama il nostro popolo, ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro.

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Settima domenica del Tempo Ordinario

Settima domenica del Tempo Ordinario

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano.

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